ALBERTO SCODRO

Alberto Scodro

Alberto Scodro (Marostica, 1984)

Originario di Nove (provincia di Vicenza), si diploma in restauro e consegue poi la laurea allo IUAV di Venezia, ambiente in cui sviluppa un proprio pensiero sull’arte. Nel 2008, a conclusione del suo ciclo di studi, mette in scena un’installazione performativa intitolata “I Magi” e ispirata all’Adorazione dei magi di Botticelli; quadri diversi per dimensioni e specifiche tecniche, rivestiti di acrilux e porcellana fresca, utilizzati da dei performer come tamburi per raccontare il movimento e il percorso dei Magi.

Sin dal principio il suo è un approccio legato alla tensione ed alla possibilità di indagare in ottica site specific tramite la trasformazione temporanea o permanente di un luogo. Negli anni 2009 e 2010 è tra gli assegnatari degli atelier della Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia, periodo nel quale approfondisce su un piano teorico/concettuale il suo approccio ai contesti architettonici e alle suggestioni dettate dalla scoperta tramite la lettura o dall’incontro con artisti. Attivo su vari fronti, progetta e realizza in maniera autarchica una grande installazione intitolata “Fune” nello Spazio Monotono di Vicenza. Questa prima grande azione progettuale ingloba in un’unica visione lo spazio espositivo, sia interno che esterno, creando una sorta di “macchina” attivata dall’elemento naturale, la pioggia, incanalata a trasformare l’opera dell’artista, dei disegni posti a “fiorire” per azione del vapore generato in uno degli ambienti. Come per altre installazioni successive, ad esempio “Spannung” presso Viafavarini – Fabbrica del Vapore in Milano o “A handful of sun” presso Werbank in Lana del 2013 e altre, il processo artistico consiste nel selezionare delle forme di interazione che portino a dei cambiamenti sul luogo ospitante. Questa dinamica continua anche negli anni successivi mediante la partecipazione a residenze d’artista anche all’estero (Helsinki – FL 2014, Liegi – BE 2016, Portoroz – SLO 2021, etc.).

Nel 2014 inizia a concepire le opere ponendo l’attenzione al lato processuale della fase costruttiva, ad esempio “Lethe” sorta di sospensione temporale evocata da un cono in materiale refrattario sospeso nel richiamare la forma superiore di una clessidra da cui far uscire sabbia che depositandosi attiva un congegno interattivo con l’ambiente.
Nello stesso anno va collocato il momento fondamentale ovvero la ricerca rivolta alle fusioni di materiali primari, lavori in cui la materia viene ricompattata, attraverso l’uso dei forni che velocizzano e manipolano processi geologici altrimenti estremamente lunghi. La serie, intitolata “Untitled Glasssand”, diventa manifestazione e cristallizzazione del tempo e dell’energia processata in stratificazioni e vetrificazioni di sabbie, vetri, smalti, ossidi e metalli. Questi stessi materiali hanno anche una connotazione storica, in quanto utilizzati nelle lavorazioni ceramiche di Nove e dintorni, a partire proprio dai materiali ricavati nell’alveo del vicino fiume Brenta.

La residenza d’artista svolta presso la Fonderia Battaglia in Milano nel 2016, porta ad una nuova serie di opere in cui le fusioni tra le materie diventano lo spazio esplorativo per cogliere l’interazione tra minerali e metalli, in particolare il bronzo. Di puro bronzo sono invece le sculture chiamate “Mole”, ricavate da calchi in gesso di tane di talpa del giardino di casa. Nel contempo le fusioni in metallo vengono utilizzate con un tocco di ironia come nel caso della “Spiga d’Orata”, gioco di parole che di fatto collega una lisca di pesce, con una spiga di grano. Non è l’unico caso Basti pensare al precedente opera installativa permanente ”L’ago sulla punta del Lago” presso il MAG di Riva del Garda nel 2015.
L’analisi e la connessione con i luoghi visitati trova concretezza anche in “Australian Concentrate” del 2019, in cui fonde assieme sabbie del deserto australiano con sabbie provenienti dall’oceano. La mostra bipersonale “Senza Nuvole” assieme a Silvano Tessarollo ai Musei civici di Bassano del Grappa del 2020 segna un momento importante di raccolta attorno alle tematiche in pieno sviluppo. “Mineral glass” e “Spinning Top“ , assieme alle fusioni metalliche dei “Sunflowers”, calchi di girasoli coltivati e all’uopo essicati, sono declinazioni e una sintesi della materia che sta al confine tra vetro e ceramica. Un ulteriore approfondimento rispetto alla trasformazione in atto anche del tessuto economico sociale di riferimento, trova espressione nel “Pozzo sanitario”, ideato per la residenza d’artista promossa nel 2021 da Le Nove Hotel. Si tratta propriamente di un pozzo realizzato con parti di scarti di sanitari, in cui venogno messe in luce le parti interne, normalmente invisibili.

Bibliografia (selezione):

– Senza Nuvole. Alberto Scodro, Silvano Tessarollo, a cura di Chiara Casarin con Elena Forin, Comune di Bassano del Grappa, 2020
– L’Italia è un giardino. Di ricerche estetiche agresti, a cura di Geraldine Blais, Cinquesensi – Lucca, 2021