Il secondo dopoguerra e la sperimentazione

Nonostante il doloroso ingresso in guerra dell’Italia nel giugno 1940 e l’embargo imposto dagli Stati Uniti, le manifatture ceramiche continuarono a produrre e ad esportare, a parte qualche settimana di chiusura forzata e la riduzione del personale per la chiamata alle armi.
Si assistette al “fenomeno della gemmazione delle manifatture”, tra le quali alcune durarono poco tempo mentre altre dettarono una determinante
influenza negli anni successivi.

Un grande impulso a tutta la produzione venne dall’organizzazione, a partire dal 1946, delle Fiere Campionarie in Vicenza, presso i Giardini Salvi.
A partire dal 1949 i Saloni della Ceramica, della Lana e, in seguito, dell’Oreficeria, divennero un appuntamento importante.

Va ricordato che dal 1947 a Nove fu organizzata la mostra della Ceramica, a cura dei celebri artisti Andrea Parini e Giovanni Petucco. Nel 1948 tale mostra venne trasferita all’interno della Fiera di Vicenza divenendo il Premio Esportazione, accanto al Premio Nove, che continuerà fino al 1957, divenendo poi il Premio Palladio.
A testimonianza del prezioso patrimonio di opere costituito negli anni, la Fiera di Vicenza consegnò parte di esse in deposito permanente al Museo della Ceramica di Nove e parte al Museo Civico di Bassano Del Grappa.

L’opera che si distingue all’interno di questa ampia panoramica è certamente il “Grande Vaso con nudi femminili” in terracotta ed ingobbio di Pablo Picasso (1881-1973) del 1950 con l’iscrizione all’interno del collo “Vallauris Maj 1950”. A Vallarius Picasso ebbe la fortuna di conoscere la manifattura
dei coniugi Ramié che fu in grado di assecondare la sua curiosità e l’estro creativo. Dall’estate del 1947 Picasso si dilettò con la ceramica, sperimentandosi nella modellazione plastica che nel decoro, unendo le peculiarità scultoree della terra al dato pittorico per creare effetti quasi illusionistici, come in questo grande vaso, in cui le forme sinuose femminili vengono enfatizzate dalla sagoma del vaso.

Nella sua produzione ceramica troviamo la fascinazione per l’arte greca e classica, ma anche per quella precolombiana con accenni al graffitismo rupestre primitivo, come se le sue opere fossero degli omaggi alle grandi civiltà.

Va inoltre aggiunto che alla fine degli anni ’40 e all’inizio del decennio successivo, le manifatture si impegnarono a rinnovare macchine e attrezzature, introducendo la tecnica del colaggio, simbolo della transizione dalla fabbricazione di tipo artigianale a quella più moderna industriale.

Le lezioni di Andrea Parini e Giovanni Petucco, e per alcuni giovani ceramisti l’amicizia con Romano Carotti, aprirono il varco all’affermazione di nuovi protagonisti dell’arte ceramica: dei novesi Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, Giuseppe e Antonio Angelo Lucietti, Cesare Sartori; di Pino Castagna, di Castelgomberto (Vicenza); di Federico Bonaldi, di Bassano del Grappa, e Candido Fior, di S. Martino di Lupari (Padova), tutti maestri riconosciuti a livello nazionale e internazionale con prestigiosi premi.

La continuità nella sperimentazione in linea con gli sviluppi delle tendenze più aggiornate è proseguita con Antonio Bernardi di Marostica, all’interno di “Laboratorio giallo”; Enrico Stropparo, di Tezze sul Brenta, Giancarlo Scapin di Schio e Angelo Spagnolo di Nove.