Il Settecento e lo sviluppo della ceramica a Nove

Le origini storiche della ceramica di Nove risalgono al secolo XVIII°, e più precisamente alla metà di esso, quando gli organi preposti dalla Serenissima Repubblica alla gestione economica incentivarono e promossero la nascita di manifatture del settore per contrastare l’importazione di ceramiche da altri centri, quali soprattutto Lodi, Faenza e Genova.

Nacque così la prima manifattura ceramica, quella dei Manardi di Bassano del Grappa. A Rivarotta, tra Angarano e Nove, nel 1719 fu stipulato il patto societario tra Giovanni Battista Antonibon e Giovanni Maria Moretto, al fine di organizzare un “negozio di cristallina” e usare i suoi mulini a Rivarotta.

Terminazione a stampa esecutiva del decreto del Senato 3 ottobre 1782, 1783, 21 gennaio, con annesso fac-simile di bolla d’esecuzione. AMB, 165-b-14-15.
Incisioni della metà dell’ottocento eseguite dall’inglese Devely (da A. Brongniart) che mostrano le varie fasi della lavorazione in bottega: 1 – stampaggio manuale di un vaso ed attaccatura delle guarnizioni ad una fruttiera; 2 - smaltatura e ritocco dei pezzi smaltati; 3 – foggiatura e rifinitura al tornio; 4 – i vasi vengono messi nelle cassette prima di essere infornati.

Nel 1727 verrà fondata la ditta Antonibon a Nove, la quale, ottenuto nel 1732 dal Senato della Serenissima il privilegio dell’esenzione da tutti i dazi per vent’anni e il diritto di aprire un negozio a Venezia, divenne la fabbrica di ceramiche più importante della Repubblica Veneta.

Nel 1762 Pasquale Antonibon ottenne in concessione dal Senato della Serenissima gli stessi privilegi per la commercializzazione della porcellana già ottenuti pochi anni prima dagli Hewelcke a Udine e poi a Venezia. La ditta Antonibon fu la quinta in Italia a produrre la porcellana, dopo quella dei Vezzi (1720-27), di Doccia (dal 1737), di Capodimonte (dal 1743) e degli Hewelcke (1757-1765).

Fine ‘700: la terraglia e la maiolica

Dal 1786 Giovanni Maria Baccin avviò la produzione della “terraglia ad uso inglese”, che si ottiene aggiungendo all’argilla plastica carbonato di calcio e di magnesio e silice. Un materiale meno costoso rispetto alla porcellana, di color bianco. Si realizzano diverse tipologie di oggetti: dalle giardiniere, ai sottobicchieri, alla tazza con piatto, ai cestini con tecnica cosiddetta “a spaghetto”, a vasi con decoro in bleu tipo Delft.

Il Baccin ebbe il merito di adottare la terza cottura o “piccolo fuoco” sia sulla maiolica che sulla terraglia, ottenendo delicate tonalità tra le quali “il rosa-violaceo detto rosso porpora di Cassius”, il viola, i verdi, il rosso, che si ritrovano nei decori a gruppetti sparsi di rose “ad uso Marsiglia” o con roselline cosiddette tipo “Nove” a mazzetti recisi presenti su tazzine e piattini.